Lapilli #5 I diritti digitali dei bambini

Oscar della bufala, OER e corsi online, migliorare la gamification della scuola, la zoom fatigue.

Questo è il numero 5 della newsletter Lapilli del 30 marzo 2021

Questa settimana parliamo di:

  • Oscar della bufala

  • I diritti digitali dei bambini

  • Le OER, i corsi online e il lockdown

  • La scuola è già gamificata ma si può migliorare

  • La zoom fatigue


L’Oscar della Bufala

Non parliamo di mozzarella, ma di cattiva informazione.. fino al 2 aprile è ancora possibile votare la la bufala più grossa degli ultimi mesi sul blog #biblioverifica. Ogni cittadino può votare e/o proporre una o più bufale circolate nel corso del 2020, per assegnare l'oscar dei follower di #BiblioVerifica. Sul sito #biblioverifica è online la classifica in tempo reale: quest’anno fra mascherine, vaccini il tema è abbastanza definito ma la scopa che sta in piedi per la rotazione dell’asse terrestre se la gioca ancora bene.
La votazione è libera, gratuita e anonima, senza premi e senza finalità politiche, dal 25 marzo 2021 #biblioVerificaDay fino a lunedì 2 aprile 2021 "Fact Checking Day".
Il fact checking day - alla sua quinta edizione - si rivolge alle scuole e ai navigatori disinformati per la diffusione del fact checking del cittadino, a supporto di docenti e fomatori, tutte le info su sito Fackchecking Day dove ci sono anche molti materiali interessanti.


I diritti digitali dei bambini

Il 25 Marzo 2021 le Nazioni Unite è entrato in vigore il Commento Generale n.25 della Dichiarazione dei Diritti dei Bambini per includere i diritti digitali dei bambini. Il Commento generale atterrerà sulla scrivania di ogni governo del mondo. Chiarisce cosa significa l'ambiente digitale per i diritti civili e le libertà dei bambini, i loro diritti alla privacy, alla non discriminazione, alla protezione, all'istruzione, al gioco e altro ancora. Spiega anche perché gli Stati e gli altri responsabili debbano agire e come dovrebbero. Si è trattato di un lavoro durato 3 anni che ha coinvolto più di 700 bambine e bambini, ragazze e ragazzi in 69 workshop in tutto il mondo. Grazie al lavoro della 5Right Foundation con il supporto di Sonia Livingstone e del suo gruppo di ricerca.

Approfondiremo questo tema nel secondo incontro dei Webinar “Generazione Alpha” con Fabio Nascimbeni, fellow del Centro Nexa del Politecnico di Torino, l’8 aprile 2021: iscrizioni all’indirizzo https://tinyurl.com/2genalpha


Le OER, i corsi online e la pandemia

OER significa Open Education Resources, in italiano Risorse Educative Aperte, cioè materiali didattici che sono disponibili online liberamente e che possono essere riutilizzate senza infrangere copyright. Si tratta di un’idea che circola ormai da molti anni (ecco le mie slide del 2009 ) soprattutto in ambito universitario negli Stati Uniti. Per approfondire vi segnalo il volume “OPEN EDUCATION Oer, mooc e pratiche didattiche aperte verso l’inclusione digitale educativa” di Fabio Nascimbeni (si si è lo stesso citato sopra :) che è disponibile in accesso aperto e liberamente scaricabile da qui.

Il tema che l’insegnante sia sostituibile da una tecnologia didattica è uno dei panici morali della scuola, ad esempio Sugara Mitra, professore del MIT è molto convinto che i bambini possano fare a meno degli insegnanti

Le OER possono sostituire l’insegnante? “ il titolo provocaorio del webinar organizzato dalla Media and Learning Association di cui vi racconto qui, in cui gli esperti hanno convenuto che in certi casi, i materiali didattici liberi possono sostituire gli insegnanti. Nell’incontro è stato citato anche un recente studio che vede in crescita l’apprezzamento della qualità dei materiali didattici liberi.

Se questi temi vi appassionano, vi invito ad aderire alla rete italiana Educazione Aperta.


La scuola è già gamificata ma si può migliorare

Mi è piaciuto molto questo articolo 7 Ways To Remove The Gamification In Your Classroom” - 7 modi dieliminare la gamification nella tua classe.

Terry Heick autore del post, dichiara di non essere uno con la vocazione dell’insegnamento e da studente ha vissuto la scuola come un “posto imbarazzante”. Sostiene che la scuola sia soprattutto un’esperienza sociale (e l’abbiamo capito ancora meglio con la storia del lockdown) e gamificata o ludicizzata se preferite.

La ludicizzazione è intrinseca nel sistema scolastico: basta pochissimo tempo in classe perché ognuno sappia in che posizione si colloca rispetto agli altri e nei confronti dell’insegnante: in quali discipline sarà più bravo o come fare in modo ad essere promosso facendo il meno possibile: ci si adatta al sistema di motivatori e demotivatori (voti, premi, note di classe). Eppure questo sistema di ludicizzazione si può addomesticare un poco e lui suggerisce 7 modi:

  • chiedere agli studenti di creare le proprie regole

  • cambiare i termini di fallimento e successo - anche i giochi più recenti hanno modificato l’approccio “passa il livello o muori”, il gioco si focalizza sull’esperienza accumulata durante il gioco

  • non usare i voti

  • eliminare la durata fissa di una lezione, favorire la concatenazione dei concetti per rispondere ad una domanda/sfida; dare dei feedback e aumentare la difficoltà progressivamente

  • consentire agli studenti di ri-cominciare, non usare valutazioni formative, modificare il concetto di fallimento

  • non fare classifiche o comparazioni fra gli studenti, per quello c’è sempre tempo

  • non dare punti o numeri, cerca di dare feedback personalizzati.


Zoom Fatigue

Sinceramente non so come si possa resistere per oltre di 90 minuti in una call senza fare interruzioni. La fatica da videoconferenza è stata studiata dai ricercatori della Stanford University che hanno anche evidenziato quattro motivi fondamentali e come superarli:

  • Eccessivo contatto visivo ravvicinato -In una riunione normale, le persone guardano l'oratore, prendono appunti o guardano altrove. Ma nelle chiamate con Zoom, tutti guardano tutti, tutto il tempo - Soluzione: non usare l'opzione a tutto schermo, minimizzare le dimensioni della faccia, e usare una tastiera esterna per aumentare lo spazio personale tra se stessi e la griglia di volti.

  • Vedersi costantemente in video è faticoso. Nel mondo reale, se qualcuno ti seguisse costantemente con uno specchio - mentre parli con la gente, prendi decisioni, dai feedback, ricevi feedback - sarebbe semplicemente folle. Soluzione: "nascondere l'auto-visione", a cui si può accedere cliccando con il tasto destro del mouse sulla propria foto, una volta visto che il proprio volto è inquadrato correttamente nel video.

  • Le video chat riducono drasticamente la nostra abituale mobilità. Soluzione: Una telecamera esterna più lontana dallo schermo vi permetterà di camminare e scarabocchiare nelle riunioni virtuali proprio come facciamo in quelle reali. E naturalmente, spegnere periodicamente il proprio video durante le riunioni è una buona regola di base da stabilire per i gruppi, per concedersi un breve riposo non verbale.

  • Il carico cognitivo è molto più alto nelle video chat. Devi assicurarti che la tua testa sia inquadrata nel centro del video. Se vuoi mostrare a qualcuno che sei d'accordo con lui, devi fare un cenno esagerato o mettere il pollice in su. Soluzione: Soluzione: Durante lunghe riunioni, concedetevi una pausa "solo audio". "Questo non significa semplicemente spegnere la videocamera per prendersi una pausa dal dover essere attivi non verbalmente, ma anche allontanare il corpo dallo schermo"

La ricerca prosegue si sta lavorando alla definizione di una scala affaticamento Partecipando al sondaggio sulla ZEF - Zoom Exhaustion & Fatigue Scale si contribuisce alla ricerca.

Insomma non offendetevi se qualcuno tiene la cam spenta, non è maleducazione ma autoconservazione :).


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